Nel capitolo precedente abbiamo lasciato aperta una questione: la parola infertilità. L'abbiamo definita una condizione clinica, non un'etichetta. Ora è il momento di entrare nel merito, perché capire cosa significa davvero questa parola — e cosa non significa — è il primo passo per orientarsi in tutto ciò che verrà dopo.
Una definizione che serve, ma non basta
Dal punto di vista medico, l'infertilità è definita come l'assenza di concepimento dopo circa dodici mesi di rapporti sessuali regolari e non protetti. In presenza di determinate condizioni — età avanzata della donna, patologie note, cicli irregolari, precedenti interventi chirurgici o trattamenti — questo intervallo può essere ridotto a sei mesi.
È una definizione utile, perché dà un criterio condiviso e permette ai medici di decidere quando è opportuno iniziare gli accertamenti. Ma è anche una definizione convenzionale: il confine dei dodici mesi non corrisponde a un evento biologico preciso, ma a una scelta pratica, basata su dati statistici e su considerazioni di opportunità clinica.
Detto in altri termini: non è che al tredicesimo mese succede qualcosa di diverso rispetto al dodicesimo. Il criterio serve a orientare, non a marcare un punto di non ritorno.
Ed è proprio qui che nasce il primo malinteso. Molte persone, quando sentono parlare di infertilità, immaginano una condizione netta: o sei fertile, o non lo sei. La realtà è diversa. La fertilità non è un interruttore, è un continuum. Esistono gradi diversi di fertilità, che dipendono da moltissimi fattori — età, riserva ovarica, qualità del seme, condizioni dell'apparato riproduttivo, ma anche fattori che ancora oggi la medicina non sa spiegare del tutto.
Infertilità e sterilità: non sono la stessa cosa
Nel linguaggio comune, infertilità e sterilità vengono usate come sinonimi. In ambito medico, non lo sono.
La sterilità indica l'impossibilità biologica di concepire: assenza di ovulazione, assenza di spermatozoi, ostruzione completa delle tube, condizioni in cui il concepimento spontaneo non è possibile.
L'infertilità indica invece una condizione in cui il concepimento è possibile, ma non avviene, o avviene con difficoltà e in tempi più lunghi rispetto alla norma. È una condizione più ampia, che comprende situazioni molto diverse tra loro: dalla riduzione della riserva ovarica a un fattore maschile lieve, da un'endometriosi a un'alterazione ormonale, fino ai casi in cui non si individua alcuna causa specifica.
Questa distinzione non è solo terminologica. Ha conseguenze concrete: molte persone che ricevono una diagnosi di infertilità possono concepire spontaneamente, prima o dopo un percorso di PMA. Altre possono concepire solo con l'aiuto della medicina. Altre ancora, in alcune situazioni, non possono concepire con i propri gameti e ricorrono alla donazione.
Usare la parola giusta aiuta a non sovrapporre situazioni diverse e a non trarre conclusioni affrettate.
Infertilità primaria e secondaria
Un'altra distinzione utile è quella tra infertilità primaria e secondaria.
Si parla di infertilità primaria quando non c'è mai stato un concepimento. Si parla di infertilità secondaria quando una gravidanza c'è già stata — anche se non è arrivata a termine — e successivamente il concepimento non avviene più, o avviene con difficoltà.
Quest'ultima situazione è più comune di quanto si immagini, e spesso più difficile da comunicare. Chi ha già avuto un figlio, o una gravidanza, tende a sentirsi dire: «Ma se ci sei riuscita una volta, perché non dovresti riuscirci di nuovo?». È una frase che nasce da buon senso, ma che ignora un dato semplice: la fertilità non è una condizione stabile, cambia nel tempo, e una gravidanza precedente non garantisce che il percorso successivo sarà semplice.
Riconoscere questa distinzione aiuta a non banalizzare esperienze che, pur partendo da storie diverse, condividono la stessa fatica.
Le cause: perché "la causa" spesso non è una sola
Quando si parla di infertilità, la domanda che quasi tutti si pongono è: «Qual è la causa?».
È una domanda legittima, ma la risposta non è sempre lineare. Le cause di infertilità si dividono, in termini generali, in alcune grandi categorie:
Fattori femminili: alterazioni dell'ovulazione, problemi delle tube, endometriosi, condizioni dell'utero, riduzione della riserva ovarica, età.
Fattori maschili: alterazioni del numero, della motilità o della morfologia degli spermatozoi, varicocele, ostruzioni, cause genetiche o ormonali.
Fattori misti: quando sono presenti contemporaneamente fattori femminili e maschili.
Infertilità inspiegata: quando, dopo gli accertamenti, non emerge una causa identificabile.
Quest'ultima categoria merita una riflessione a parte. In una quota significativa di casi — che nelle stime varia, ma non è marginale — gli esami non evidenziano anomalie. Questo non significa che non ci sia una causa: significa che, allo stato attuale delle conoscenze, quella causa non è identificabile con gli strumenti disponibili.
Per molte coppie, ricevere una diagnosi di infertilità inspiegata è più frustrante di ricevere una diagnosi chiara. Perché una diagnosi, per quanto difficile, indica una direzione. L'assenza di diagnosi lascia spazio a una domanda che non trova risposta: «Ma allora, perché?».
È importante dirlo: l'infertilità inspiegata non è una diagnosi di comodo, né un modo per dire che non c'è nulla da fare. È una categoria clinica reale, e i percorsi di PMA sono spesso efficaci anche in questi casi.
Una condizione, tante storie
Se c'è una cosa che questo libro vuole evitare è l'idea che esista una esperienza dell'infertilità. Non esiste.
C'è chi scopre la difficoltà a venticinque anni, dopo pochi mesi di tentativi, e chi la scopre a quaranta, dopo anni. C'è chi riceve una diagnosi chiara al primo esame e chi passa mesi tra analisi senza risposte. C'è chi affronta il percorso in coppia, chi da sola, chi con un partner che non vuole o non può partecipare. C'è chi ha una rete familiare e amicale solida, e chi invece sceglie di non parlarne con nessuno.
Tutte queste persone, però, condividono un'esperienza comune: la difficoltà di vivere una condizione che non si sceglie, che non si controlla, e che spesso non si riesce a spiegare a chi sta fuori.
Ed è proprio questa distanza tra la definizione clinica e l'esperienza vissuta che rende l'infertilità un tema così delicato. La definizione parla di mesi, di esami, di percentuali. L'esperienza parla di attese, di silenzi, di notti insonni, di annunci di gravidanza altrui da attraversare con un sorriso, di rapporti che cambiano, di un corpo che improvvisamente sembra parlare una lingua sconosciuta.
Un libro come questo non può eliminare quella distanza. Ma può, almeno, provare a tenerle insieme: dare informazioni corrette senza ignorare ciò che le persone vivono, e riconoscere l'esperienza senza rinunciare alla chiarezza.
Una nota sulle parole
Prima di chiudere, vale la pena soffermarsi un momento sulle parole che usiamo.
In questo libro useremo termini clinici — infertilità, sterilità, subfertilità — perché sono quelli che permettono di capirsi con i professionisti. Ma useremo anche un'altra espressione, che compare sempre più spesso nei documenti internazionali e nelle linee guida: difficoltà a concepire.
Non è una formula politically correct, né un modo per addolcire la realtà. È un'espressione che ha un pregio: descrive il problema senza definire la persona. Dice cosa sta accadendo, non chi sei.
E in un percorso in cui è facile sentirsi ridotti a un referto, a un valore ormonale, a una percentuale di successo, questa distinzione conta più di quanto sembri.
Da ricordare
L'infertilità è definita clinicamente come assenza di concepimento dopo circa dodici mesi di rapporti non protetti, ma è una definizione convenzionale.
La fertilità non è un interruttore: è un continuum, con gradi diversi.
Infertilità e sterilità non sono sinonimi: la sterilità indica impossibilità biologica di concepire, l'infertilità una condizione più ampia e spesso reversibile o superabile con la PMA.
Si distingue tra infertilità primaria (mai concepito) e secondaria (concepimento già avvenuto in passato).
Le cause possono essere femminili, maschili, miste o non identificabili (infertilità inspiegata).
L'infertilità inspiegata è una categoria clinica reale, non una diagnosi di comodo.
Non esiste una sola esperienza dell'infertilità: esistono tante storie, accomunate dalla difficoltà di vivere la condizione.
Domande frequenti
Se ho avuto una gravidanza in passato, posso comunque avere difficoltà a concepire?
Sì. Si parla in questo caso di infertilità secondaria. Una gravidanza precedente non garantisce che il percorso successivo sarà semplice, perché la fertilità cambia nel tempo.
L'infertilità inspiegata significa che non c'è niente da fare?
No. Significa che, con gli strumenti attuali, non è stata identificata una causa specifica. I percorsi di PMA possono essere efficaci anche in questi casi.
La sterilità è sempre definitiva?
Non sempre. In alcuni casi la sterilità è superabile con tecniche di PMA (ad esempio, la ICSI in presenza di un grave fattore maschile). In altri casi, invece, è necessario ricorrere alla donazione di gameti.
Perché si dice "difficoltà a concepire" invece di "infertilità"?
Perché descrive il problema senza definire la persona. È un'espressione sempre più usata in ambito internazionale proprio per questo motivo.